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Land of The Free - La scheda del romanzo

Sono in molti a chiedersi del perché abbia deciso di scrivere questo romanzo, e cosa esso sia. Sempre più spesso mi chiedono una "scheda" e pertanto ho deciso di scriverla. Dirò subito che questo è un romanzo western atipico, che utilizza il mito della frontiera non tanto come spazio di conquista, quanto come luogo morale. Non si tratta di un western revisionista né di un esercizio di realismo storico puro; è piuttosto un racconto simbolico, di impronta allegorica, che affonda le sue radici nella tradizione teatrale e musicale da cui nasce.

La vicenda è narrata da uno Spirito osservatore, una voce che si rivolge direttamente al lettore. Questa scelta rompe consapevolmente il patto del realismo moderno per recuperare una dimensione più antica del racconto: quella della parabola. Il narratore non è neutro, non è invisibile e non è ironico; è una presenza che guarda l’uomo e la sua storia, ne riconosce la libertà e ne osserva le conseguenze.

L’ambientazione del West americano di fine Ottocento pertanto non è da intendersi come ricostruzione al livello di "documento storico", anche se ho fatto molto affinchè possa sembrare tale, direi piuttosto che va considerata come spazio simbolico. Silverville, le Grandi Pianure, la montagna del pregiudizio diventano luoghi interiori prima ancora che geografici. In questo senso, l’opera dialoga più con il mito e con il teatro che con il romanzo storico tradizionale.

I personaggi non sono costruiti secondo un modello psicologico contemporaneo, ma come figure di frontiera. Roy, lo sceriffo, incarna l’uomo sospeso tra legge e coscienza. Bill Rayer porta il peso di una colpa che non cerca assoluzione facile. Bisonte Nero rappresenta una sapienza che non è idealizzata, ma tragicamente destinata a soccombere. E anche i personaggi secondari contribuiscono a creare un mondo, più che a sviluppare archi narrativi individuali.

Il ritmo del romanzo alterna momenti di azione a lunghe pause riflessive, è vero, ma è una mia scelta. Ora, so bene che questa scelta rallenta la lettura, ma invita il lettore a fermarsi, ad ascoltare, a interrogarsi. Non per forza dobbiamo sempre ricercare l'azione e la frenesia a tutti i costi. Land of the Free infatti non cerca la tensione continua; cerca il silenzio che precede le scelte irreversibili.

Il tema centrale dell’opera è la convivenza tra popoli, la responsabilità individuale dentro la Storia e il peso del pregiudizio. Non c’è ambiguità morale in questo racconto. La pace non è relativizzata, la violenza non è estetizzata, e il male non è giustificato. Questa chiarezza è una mia scelta, non una mancanza. So bene che certi premi letterari cercano esattamente l'opposto, ma io resto fermo nella volontà di non snaturare quello che è il senso del mio lavoro.

Land of the Free è un romanzo che divide. Non parla a chi cerca disincanto o nichilismo. E' una storia che parla a chi crede che la narrativa possa ancora interrogare l’uomo sul bene, sul male e sulla possibilità di scegliere diversamente.