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Casa del Gusto - Sava (TA)

Ci sono presentazioni che ricordi per i numeri, e poi ci sono quelle che ricordi per le persone. Quella di Sava, in provincia di Taranto, per me è stata soprattutto questo: un incontro umano vero.

Quando sono arrivato in sala, all’inizio c’era poca gente. Quelle situazioni un po’ sospese in cui ti chiedi come andrà la serata. Poi, lentamente, qualcosa è cambiato. Le persone hanno iniziato ad arrivare una dopo l’altra. La sala si è riempita quasi senza accorgersene, con un’atmosfera sempre più viva e partecipe.

Come spesso accade negli eventi dal vivo, non è mancato nemmeno qualche problema tecnico. Per un momento sembrava che tutto dovesse rallentare o complicarsi, ma non ci siamo scoraggiati. Ho tirato fuori il piccolo proiettore portatile che porto sempre con me per le emergenze; una specie di “compagno di viaggio” che ormai è diventato parte delle mie presentazioni. La cosa che mi ha colpito di più è stata vedere il pubblico aspettare pazientemente mentre cercavamo di sistemare tutto. Nessuno si è innervosito, nessuno è andato via. Anzi, sembrava quasi che quella piccola difficoltà avesse creato ancora più vicinanza. Quando finalmente la presentazione è partita davvero, si è creato qualcosa di speciale.

Accanto a me c’era Asia Picchierri, autrice di Please come home for ChristmasCuori incantati ed altri romanzi, che ha moderato l’incontro con sensibilità ed energia, accompagnando il pubblico dentro il mondo di Land of the Free. Erano presenti anche il Consigliere Comunale Lorenzo Magrì, che ha portato i saluti del sindaco Gaetano Pichierri e del vicesindaco e assessore Roberta Friolo.

Durante la serata abbiamo parlato di tante cose: del romanzo, dei personaggi, delle sue origini, ma anche del percorso che mi ha portato fino al recente Salone Internazionale del Libro di Torino. E si è parlato anche di self-publishing.

Per me il self-publishing non è mai stato un ripiego. È stata una scelta precisa. Io voglio avere il controllo totale sulla mia opera, sulle sue parole, sulle sue atmosfere, persino sul modo in cui viene raccontata al pubblico. Le case editrici tradizionali fanno un lavoro importante, ma spesso chiedono inevitabilmente di cedere una parte di quel controllo creativo. Io, almeno per ora, sento il bisogno di custodire fino in fondo la mia visione.

Una delle cose più belle della serata è stato conoscere due professoresse che vorrebbero proporre Land of the Free nelle loro scuole. È una cosa che mi emoziona sempre tantissimo. Ogni volta che entro in contatto con studenti o insegnanti, sento che il libro continua il suo viaggio oltre me stesso.

Perché alla fine, al di là delle copie vendute o dei numeri, la cosa che mi interessa davvero è raccontare un’idea. Un concetto semplice, ma oggi quasi rivoluzionario: esiste sempre speranza, anche per chi pensa di non averne più. Per questo durante gli incontri mi capita spesso di parlare di Bill Rayer, un militare presente nel mio romanzo. Lui porta addosso errori, rimorsi, senso di colpa. È un uomo convinto che il suo destino sia già scritto. Eppure, proprio attraverso il suo cammino, il romanzo prova a dire che il vento della storia può cambiare di nuovo, ma dipende sempre da noi.

Oggi viviamo in un mondo che spesso ci ripete il contrario. Ci viene detto che tutto è già deciso, che le persone non cambiano, che il futuro è una strada obbligata. Io invece credo che le storie servano proprio a questo: a ricordarci che nessun essere umano è definitivamente perduto.

Ed è forse questa la cosa più importante che mi porto via da Sava.

Non il pubblico che pian piano ha riempito la sala oppure i problemi tecnici superati.
E nemmeno il fatto di aver raccontato il libro dopo il Salone di Torino.

Mi porto via gli sguardi delle persone mentre parlavamo di speranza. Perché finché qualcuno continuerà ad ascoltare storie capaci di accendere una scintilla, allora il vento della storia non avrà ancora deciso da che parte soffiare.