Il mio viaggio verso il Salone del Libro
Tra pochi giorni avrò la possibilità di vivere un’esperienza che, fino a qualche tempo fa, mi sarebbe sembrata quasi impossibile: essere presente al Salone Internazionale del Libro di Torino con il mio romanzo Land of the Free – Oltre la Montagna.
Quando ho iniziato a scrivere questa storia, non pensavo a dove sarebbe arrivata. Pensavo ai personaggi, alle praterie, alla montagna, al vento, ai Sioux, ai coloni, alla ferrovia, a tutto quel mondo duro e affascinante che appartiene al West. Però, più andavo avanti, più capivo che non stavo scrivendo soltanto un romanzo western.
Stavo raccontando una storia sulla paura. La paura di chi è diverso da noi. La paura di ciò che non conosciamo. La paura che ci fa costruire muri, confini, montagne interiori che sembrano impossibili da superare.
In Land of the Free, la montagna è un luogo reale, ma è anche qualcosa che ognuno di noi porta dentro. È fatta di pregiudizi, ferite, rabbia, incomprensioni. È quella distanza che nasce quando smettiamo di ascoltare e cominciamo solo a difenderci. Nel romanzo ci sono due mondi che si guardano da lontano: da una parte i Sioux, dall’altra i coloni. In mezzo ci sono personaggi che cercano di capire se sia ancora possibile parlarsi, prima che la storia scelga per loro la strada della violenza.
A raccontare tutto questo è il vento. Il vento mi piace perché non costringe nessuno ad ascoltarlo. Passa, sfiora, sussurra. C’è sempre, ma bisogna fermarsi per sentirlo davvero. Nel romanzo è lui a portare la memoria di ciò che è accaduto, ma anche la speranza che qualcosa possa cambiare.
Per me portare questa storia al Salone del Libro significa tanto. Non perché io mi senta arrivato da qualche parte, anzi. Mi sento ancora all’inizio di un percorso. Però sapere che Land of the Free potrà incontrare nuovi lettori in un luogo così importante per i libri mi emoziona molto.
Scrivere, per me, è un modo per esprimere quello che ho dentro. È un modo per dare forma alle domande, ai dubbi, alle cose che spesso non riesco a dire a voce. Questo romanzo è nato anche da questo: dal bisogno di raccontare una storia di avventura, ma anche una storia che parlasse di bene, di male, di scelte, di perdono, di memoria e di speranza.
Non credo che il bene sia sempre facile da scegliere. Anzi, spesso è la strada più difficile. Il male a volte sembra più veloce, più comodo, più seducente. Però alla lunga lascia solo vuoto. Il bene invece richiede fatica, coraggio e anche un po’ di testardaggine. Ma è l’unica strada che può davvero cambiare qualcosa.
Al Salone porterò con me questa storia, i suoi personaggi e tutto il viaggio che mi ha portato a scriverla.
Porterò Roy McParson, che cerca la giustizia anche quando sarebbe più semplice voltarsi dall’altra parte.
Porterò Bisonte Nero, che custodisce la memoria del suo popolo e prova a difenderla senza perdere la propria dignità.
Porterò Nuvola Bianca, Bill Rayer, Padre Francesco e tutti gli altri personaggi che, in modi diversi, cercano una strada oltre la montagna.
E porterò soprattutto il vento, quella voce che attraversa il romanzo e che continua a ripetere una cosa semplice, ma secondo me importante: la storia non è già scritta per sempre.
Possiamo ancora scegliere.
Possiamo ancora ascoltare.
Possiamo ancora cambiare direzione.
Per questo sarò felice di incontrare chi vorrà passare, salutarmi, parlare del libro o anche solo scoprire qualcosa di questa storia.
Perché Land of the Free è nato tra le pagine, ma adesso sta cominciando a viaggiare davvero.
E forse è proprio questo il bello dei libri: quando li scrivi sembrano appartenere solo a te, ma quando qualcuno li legge iniziano a diventare anche di qualcun altro.
Ci vediamo a Torino. Il vento della storia può cambiare di nuovo.





